di Valeria Maria Bafumi
Cos’è?A cosa serve? Duttile, economica, leggera e maneggevole, la cartapesta è considerata l’antesignana della plastica.chiamata anche “papier mâché” (carta masticata, denominazione brevettata in Inghilterra nel 1816. Grandi personalità del mondo dell’arte, dell’artigianato e dell’industria hanno apprezzato le tantissime qualità di questo materiale; nonostante questo sono poche le vicende narrate giunte fino a noi riguardo l’attività dei cartapestai perché era considerata “materia povera”, poiché è ottenuta dalla frantumazione di umili stracci…e quindi non degna di essere preservata e valorizzata.
Quando è nata?Qualche cenno storico… In realtà la sua nascita ha origini antichissime,probabilmente intorno al III secolo d.C. in Cina, dove era già diffusa la lavorazione della carta. L’impasto, dopo averlo unito con altri materiali,era usato per la produzione di oggetti utili alla casa come scodelle, cofanetti e inoltre, per creare figure collegate a usanze funerarie , per soddisfare la fede nei riti e le esigenze psicologiche delle masse. Dalla Cina, attraverso i paesi arabi, arriva in Europa nel X sec.d.c. anche se in realtà pare che i Greci, già nel secolo IV a.C., utilizzassero la fibra di lino, una delle sostanze con cui si fabbrica la carta, per realizzare le maschere del teatro e le maschere cultuali da appendere ai rami degli alberi nei boschi sacri.
Sembra che un largo utilizzo di questo materiale ci sia stato anche in Egitto dove era utilizzato per creare sarcofaghi, fino a spingersi in America Latina,con utilizzi legati sempre alla religione: i Santi messicani erano interamente prodotti con questo modo.
Vasari e il Rinascimento Per quanto riguarda il nostro paese il Vasari, nelle Vite ci descrive sperimentazioni di artisti con materiali simili alla cartapesta già dal 1300, pare prese avvio a Siena grazie alle esperienze di Jacopo della Quercia,quando, sul finire del secolo XIV, l’artista costruì il monumento funebre del capitano di ventura Giovanni d’Azzo Ubaldini, su ordine del Comune senese. L’artista, aveva poco tempo per realizzare la scultura quindi su uno scheletro di legno modellò un composto di terra e scarti della lavorazione delle stoffe. Questa nuova tecnica consentì di ottenere risultati sorprendenti e anticipò la cartapesta.
Le opere superstiti di cornici, di fregi architettonici in area senese, tra i secoli XV e XVI e le notizie riguardanti gli apparati di festa confermano l’origine di una tecnica povera, nata a Siena, nel Rinascimento. Il Vasari cita anche il nome del Beccafumi, sembra che le sue sperimentazioni con la cartapesta furono utili a Gian Lorenzo Bernini e altri artisti del periodo barocco per la realizzazione di apparati effimeri, scenografie teatrali e addobbi per le chiese. La sperimentazione sopra citata non è altro che il famoso cavallo semovente di cartapesta creato per celebrare la mancata entrata di Carlo V a Siena nel 1530, “la statua d’un cavallo di smisurata grandezza con tutte le sue parti ben proportionate, tutto bianco, con fornimenti dorati, fermo tutto ne’ piei dietro et li dinanzi in aria palleggianti con l’Imperadore armato in sella”. Così si legge in un documento del 14 aprile 1536. La cartapesta, eseguita con fogli di carta incollati e sovrapposti, è nello stesso tempo utilizzata dagli scultori Antonio Rossellino ,Benedetto da Maiano e Donatello a Firenze che la diffonde nel Veneto. Si espande poi in Umbria e nelle Marche e infine nel resto dell’Italia.Nacquero moltissime botteghe specializzate nell'esportazione di rilievi e sculture, che copiarono e diffusero con varianti, i modelli rinascimentali fino ai primi anni del XVI secolo.
In ambiente veneto i grandi scultori come Sansovino (fiorentino di nascita ma veneto d’adozione) usarono la cartapesta sia per creare modelli da riprodurre con materiali più solidi, sia come materiale per la realizzazione delle opere definitive. La straordinaria Madonna col bambino del Museum of Fine Arts di Budapest, realizzata intorno al 1530 è opera sua. La cartapesta, all’epoca di Sansovino ebbe una grande considerazione tra gli aristocratici e tra il ceto emergente borghese. In effetti fu utilizzata indistintamente, nelle versioni, sia con i fogli incollati e sovrapposti e sia con la polpa di carta e colla di farina. Gli artisti fecero uso del papier mâché anche per le opere devozionali per soddisfare i bisogni degli umili. Quasi tutti gli artisti citati e altri, in epoche successive, produssero sculture e bassorilievi di cartapesta. Lo fecero sia per il culto pubblico nelle chiese che per quello privato nelle case. Una menzione speciale va a "Nero" Alberti di San Sepolcro, a capo di una fiorente bottega attiva a Sansepolcro intorno alla metà del XVI secolo , specializzata in immagini devozionali plasmate in materiali poveri (stoffa, colla gesso, stoppa) con risultati raffinati ed esuberanti.
Il Barocco
L'uso in grande quantità di cartapesta nelle feste barocche è ampiamente testimoniato dalle fonti, che riferiscono di straordinari apparati effimeri, pochissimi sopravvissuti al tempo e il cui fasto e magnificenza sono venuti solo in parte tradotto nei monumenti più solidi di marmo e di bronzo di quell'epoca. In tutta l'epoca barocca è un fiorire rigogliosissimo di lavori effimeri in materiale povero: chiese, palazzi, piazze, giardini, teatri vedono operare squadre di artisti. Architetti, scenografi, scultori, pittori, con legno e cartone, paglia e stracci o con stoppa, colla e gesso, creano ricche composizioni destinate, nell'arco di breve tempo, ad essere consumate. La Chiesa e la devozione pubblica chiedono sempre spesso opere scultoree, pregevoli artisticamente ma facilmente trasportabili dagli altari per essere portate in processione. E’ documentato l'uso della cartapesta in queste opere, come nel caso della Santa Caterina realizzata dallo scultore genovese Lorenzo de Ferrari (1680-1744) per la maestosa scenografia allestita a Genova in occasione della canonizzazione di Caterina Fieschi. Non mancano in bozzetti e vere e proprie sculture dei massimi artisti dell'epoca, da Gian Lorenzo Bernini, per proseguire con Alessandro Algardi. In Emilia, operano gli scultori Angelo e Domenico Piò, Filippo Scandellari, Luigi Dardani o, a livello quasi industriale, i Graziani di Faenza, soddisfano numerosissime richieste con lavori di elevato valore plastico e intensa espressività. Sicuramente possiamo datare al XV secolo formelle votive e manichini di area umbra e toscana. Nella Chiesa dei Servi a Bologna c’è un Crocefisso di cartapesta posto lì nel 1643, opera di un certo Zamaretta; eseguito, con una forma attribuita al Gianbologna, con un pesto ricavato dalle carte da gioco raccolte da un frate predicatore nel 1551 durante una campagna moralizzatrice. Ci sono notizie in numerosi scritti e relazioni dal 1643 fino all' Enciclopedia Cattolica del 1949, per le qualità miracolose che avrebbe manifestato...”.