Il celebre Bacio di Francesco Hayez fu commissionato dal conte Alfonso Maria Visconti e presentato all’Esposizione annuale dell’Accademia di Belle Arti braidense nel 1859 appena tre mesi dopo l’ingresso trionfale a Milano di Vittorio Emanuele II e dell’alleato, l’imperatore francese Napoleone III, che aveva affiancato l’esercito lombardo piemontese per raggiungere l’indipendenza della Lombardia dagli austriaci.
Acquisito dal museo nel 1887, il quadro, apparentemente semplice e immediato, nasconde in realtà una lettura patriottica e non rappresenta solo due amanti raffigurati nell’atto di scambiarsi un bacio appassionato. Da una parte i colori usati per le vesti (azzurro, bianco, rosso, verde) richiamano quelli tradizionali di Francia e Italia, unite nella battaglia per le guerre di indipendenza, costituendo un augurio per la nascente nazione; dall’altra il bacio scambiato si connota di sottile malinconia.
Il titolo completo dell’opera è in realtà :” Il bacio.Episodio della giovinezza.Costumi del XIV secolo”.dichiara fin da subito in modo palese la volontà del pittore di allestire una scenografia teatrale di ispirazione neomedievale per i due attori principali, rappresentati in quello che sembra essere il pianerottolo delle scale di un castello dalle massicce pietre squadrate.L’artista quindi con un atto di grande consapevolezza recupera in modo molto evidente la civiltà della nascente Italia, quella di Dante e dell’epopea cavalleresca, un mondo che aveva tanto amato e studiato, immaginandolo e ricostruendolo fin nei minimi dettagli nei suoi quadri.
Ma c’è di più: l’uso nel titolo stesso dell’opera della parola “costumi” ne afferma con forza il carattere di finzione teatrale, di allestimento scenico: non a caso Francesco si era occupato di disegnare i figurini degli abiti, o meglio dei costumi, medievali per la festa milanese della contessa Batthiany, evento rimasto leggendario per l’epoca e di cui si conservano ancora i bozzetti a colori.
Il giovane indossa un mantello bruno pesante, da cui si intravede una giubba verde, forse un FARSETTO imbottito appunto di FARSA o ARCIA (in lana grezza).Sotto indossa una camicia bianca visibile al polso. Calzebraghe aderenti rosse e scarpette alla poulaine, di stoffa, a punta,molto di moda nel 400 alla corte borbognona.
Il cappello detto all’Ernani, o alla calabrese,era indossato dai briganti meridionali del 1800 e dal protagonista del dramma di Verdi(1844, Venezia), e venne subito adottato dai patrioti italiani. Tale copricapo si diffonde e diventa simbolo delle lotte risorgimentali. A Milano durante le Cinque Giornate viene indossato dagli insorti e perfino le donne sono orgogliose di portarlo;nasce la moda della pasionaria. Il cappello infine verrà utilizzato dai Cacciatori delle Alpi,brigata di volontari, anticipano i nostri Alpini moderni che tutt’oggi sfoggiano con orgoglio questo capo di abbigliamento sin dal 1872.
La ragazza indossa un abito sfarzoso di raso di seta , in segno di lusso e ricchezza, che sembra a primo impatto di gusto medievale ma in realtà ha una linea cinquecentesca .
La linea dell’abito è contraddistinta dal busto con scollatura quadrata,chiamato dopo corsetto,era composto da stecche di balena arriva quasi fino ai fianchi sottolineati da una catena d’oro.La gonna ampia,voluminosa con un lieve strascico,ricade in pieghe sul retro.
Dall’abito attraverso le trinciature , fa capolino una bianca camicia di lino, indumento intimo tipico del medioevo e rinascimento. Le trinciature erano tagli fatti ad arte sulle maniche che si esibivano come status symbol di ricchezza e igiene personale,vista la necessità di assicurarne il candore e di cambiarla spesso.Le maniche sono separate dall’abito, venivano applicate ad esso tramite bottoni o lacci.I polsini e lo scollo del busto sono impreziositi decorazioni dorate.
Il successo del dipinto fu tale da essere persino citato pochi anni dopo, nel 1861, dal pittore patriota Girolamo Induno nel suo Triste presentimento, che raffigura una giovane donna intenta a sospirare sulla miniatura del ritratto dell’amato partito per liberare l’Italia dal dominio austriaco. Nella stanza tappezzata d’immagini allusive alle lotte patriottiche, compare, infatti, una stampa raffigurante il capolavoro braidense.
Il successo del dipinto fu tale da essere persino citato pochi anni dopo, nel 1861, dal pittore patriota Girolamo Induno nel suo Triste presentimento, che raffigura una giovane donna intenta a sospirare sulla miniatura del ritratto dell’amato partito per liberare l’Italia dal dominio austriaco. Nella stanza tappezzata d’immagini allusive alle lotte patriottiche, compare, infatti, una stampa raffigurante questo capolavoro.Persino un regista del calibro di Luchino Visconti ha omaggiato Hayez e il Bacio nel suo capolavoro Senso del 1955.
Fonti: pinacotecabrera.org
Il bacio tra romanitcismo e novecento-Silvana Editoriale
L’opera è realizzata in: cartapesta,stoffa,legno e ottone.
Collezione: Dipinti famosi
Altezza: 32 cm
Diametro :25 cm