Dal cinema all'arte...omaggio al Gattopardo

di Carmela Bafumi

Il grande cinema rivive nella collezione di bambole artistiche Cinema 2014 e sposa la grande letteratura siciliana attraverso numerose ed importanti trasposizioni cinematografiche, come quella del grande capolavoro del principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, nella celebre regia di Luchino Visconti del 1963.

Gattopardo-WEB.jpg

Le splendide location con i tesori artistici che l’isola custodisce si offrono spesso come set naturale al film, alla ricerca e adattamento dei quali Visconti dedicò una attenzione maniacale, come pure alla scelta di arredi e costumi siciliani d’epoca risorgimentale. Dalle favolose collezioni della famiglia Lanza di Mazzarino, uno dei cui esponenti, Gioacchino, è il figlio adottivo ed erede del titolo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, proviene una grandissima parte dei mobili, dei letti, degli arazzi, dei lampadari, delle moquettes che arredano gli ambienti dove sono state girate le scene del film; e molti dei servizi di piatti, posate, cristallerie che rifulgono nella scena del ballo, girata a Palazzo Gangi di Palermo. Si racconta che Visconti volle tutti i numerosi lampadari della sala illuminati con candele vere; sempre nella scena del ballo, tutti gli uomini portavano i guanti bianchi e dal momento che per il caldo e l’inevitabile bagno di sudore i guanti dopo alcune ore si ombravano, Visconti pretese che si impiantasse sul set una lavanderia con una cinquantina di donne addette a lavarli affinché i guanti fossero sempre immacolati (da Goffredo Lombardo, in L’avventurosa storia del cinema italiano – 1960-1969, a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Milano, Feltrinelli, 1981, p. 257). Splendido il pavimento maiolicato, riprodotto con effetto realistico nell’esemplare in collezione Cinema, su cui volteggia la coppia Fabrizio di Salina e la bella Angelica Sedara, avvolta in un candido e smisurato abito disegnato dal costumista Pietro Tosi,è in pura organza avorio a righini lucidi e opachi ,montato su una base di seta verde chiarissimo. Lo scollo con berta e fiocco in faille di seta verde acqua. Le ruches, che guarniscono l'intero abito, sono anch'esse di organza avorio a righe… è l’emblema del nuovo ceto borghese che avanza illuminando per il breve tempo di un valzer l’atmosfera di generale decadenza che il personaggio del principe di Salina incarna con il suo abito da cerimonia e il suo umore malinconico.

Nel perfetto connubio realizzato da Visconti tra il romanzo storico capolavoro letterario di Tomasi di Lampedusa e la nuova arte cinematografica si riflette l’incontro tra l’antica aristocrazia feudale siciliana e la nuova borghesia di epoca risorgimentale narrato nel Gattopardo, le cui dinamiche e implicazioni storiche, sociali e culturali tanto avevano appassionato Visconti che aveva letto più volte il romanzo. Risuonano ancora vive le parole del grande regista nell’intervista di Antonello Trombadori: “il tema centrale del Gattopardo – “perché tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi” – non mi ha interessato soltanto sotto la critica spietata al trasformismo che pesa come una cappa di piombo sul nostro paese e che gli ha impedito di cambiare davvero fino ad oggi, ma sotto l’aspetto più universale, e purtroppo attualissimo, di piegare la spinta del mondo verso il nuovo alle regole del vecchio, facendo ambiguamente e ipocritamente sovraneggiare quello da queste” (Antonello Trombadori, Dialogo con Visconti, in Il film ‘Il Gattopardo’ e la regia di Luchino Visconti, a cura di Suso Cecchi d’Amico, Bologna, Cappelli, 1963, pp. 28-30).

gattopardo-party.jpg